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Come faccio a spiegarti chi sono senza usare le parole, le espressioni del viso, i gesti;

Come faccio a spiegare qualcosa rinunciando a un codice e a ogni logica, aggirando il raziocinio, scavalcando il buon senso: semplicemente essendo.

Semplicemente essere, senza compromessi, di punto in bianco, volarti addosso, come un insetto molesto, pazzo, avido.

Il puro essere è puro sgomento

La luce diurna conosce solo gli effetti, non le cause; le cause non le interessano affatto perché sono sempre OSCURE

Mattino di un giorno qualsiasi; che ore sono; non è importante

Le cose succedono, anche quando l'uomo non c'è, o è distratto, o limitato. Succedono a prescindere dall'uomo. L'uomo è una cosa che succede tra le tante; per chi succedono le cose? Per chi succede l'uomo?

La memoria non è che una vasta distesa d'acqua, come un oceano, i cui antipodi siano congelati in blocchi chiamati dimenticanza

è il giorno uno dell'universo, il buio mi scappa dalla bocca e io nasco

L'indistinto, infinito, possibile

Percorrere il tempo avanti e indietro, giorni che durano due volte tanto, notti che si fanno incontrare

C'è sempre un esempio per tutto,una categoria, un già accaduto, una piccola gabbia  pronta a umiliare la vita

Essere il ritratto della specie

Il mondo dei bambini e il mondo dei grandi

Macchina umana che vive per sbattere le palpebre, defecare, urinare, sognare, mentre il cuore batte e il corpo cambia. Nient’altro. Un oggetto da museo, ma vivo.

Essere una tabula rasa, un personaggio tutto bianco e liscio e piccolo, un cubetto bianco e liscio come un file o qualcosa del genere con possibilità di incamerare memoria all’infinito all’interno delle sei stanze.

da piccolo ti insegnano che il mondo è lì per te, che non aspetta altro che di accoglierti, poi arriva il grande momento e quello che trovi è solo gente che ha voglia di abbatterti come un albero divenuto pericoloso o inutile

Sogni che prendono il sopravvento

Muore perché ha affidato al senso la sua esistenza

I numeri non hanno padroni

Le minoranze invisibili

Inventore e inventaore

Nella testa io ho il mare, la memoria sta sul fondo. C’è chi ha uno schedario, chi una discarica, chi il deserto. Io ho il mare

Non saper più stare a regole e orari

 

Oggetti nuovi e vecchi che si fanno la guerra.

Queste persone, i ‘genitori’, che ti impongono di chiamarli mamma e papà a vita e anche quando fanno le cose peggiori

C’era un aspetto per cui lui era brutto, un altro per cui era bellissimo, e a seconda di con quale occhio lo guardavo mi appariva ora brutto ora bellissimo

Supermercati sono incubatrici: perfetta temperatura, luce omogenea, colori, musichetta calmante, ipnotizzanti ripetizioni di grandi quantità di oggetti, simmetria tiranna

L'obliquomo.Lo sto inseguendo da una vita. Dovrà pur fermarsi prima o poi, girarsi e guardarmi, dirmi qualcosa. O apparirmi.

Il nulla non è mai sazio.

(Il nulla è il cane di Dio, o libero nell’universo).

Lui ha i capelli arruffati, la faccia coperta dagli occhiali da sole, cammina disinvolto come se niente fosse ma si vede che è nervoso. Lei sorride come per accecarlo ma dietro il suo muro lui riesce a non lasciarsi sbandare. Non hanno dimenticato, nessuno dei due, e ogni loro movimento schiocca di imbarazzo nell’aria tanto da incrinarla. Adesso sono dentro uno specchio rotto, le loro figure deformate, i gesti sbagliati, splamare il pane appare allora un’attività assurda come nessuna. Lui si mangia il pomodoro in tubetto creando una montagnetta direttamente sulla lingua. Ma lo sputa subito dopo nel tovagliolo aperto a sacchetto con una smorfia. È amaro dice e intanto guarda la data di scadenza. Pensano di conoscere a memoria il copione e segano su tutte le battute. Il pubblico fischia, stronza, pazzo, aggrediscila, insultalo, finché i due, attori ignari, non cedono all’odio. Sì. Negli  occhi di lei l’odio è un pesce verde che nuota avanti e indietro fissandolo. È sempre lo stesso sdoppiato. Uno è vero l’altro è un riflesso e lui glielo dice, non mi fai paura. Tu ti sbagli, io ti amo, dice lei, allora questa?, dice lui. E le punta la pistola. Sorpresa? Anch’io quando l’ho trovata sotto il tuo cuscino, carica. Ma non ti preoccupare, non so usarla, colpirei il lampadario, o quel bel ragnone appeso alla parete, pam, come la famiglia addams, potremmo giocare a sparare agli oggetti di casa e poi fare l’amore, che ne dici? Oh, vedo che i pesci si sono nascosti dietro quel sasso nero che hai in mezzo agli occhi, è lì che vivono vero? Ecco dove potrei sparare se fossi capace, adesso c’è solo tutta quella bell’acqua che vuole uscire, ecco sta uscendo, smettila, vuoi far cadere i pesci sul pavimento? A me fanno schifo i pesci.

 

Sensazione di indescrivibile pienezza e acutezza di sensi.

Mi commuovo.

Lui che amo tutt'intero

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